Biagio Peretti – 1492° compagnia mitraglieri Brigata Acqui
Sempre con l’intento di “scoprire” qualcosa sui nostri paesi durante il primo conflitto mondiale, mi sono imbattuto nel diario del soldato Biagio Peretti, un mitragliere della 1492° compagnia, inquadrato nelle fila della Brigata Acqui.
La parte di diario che ha suscitato il mio interesse va dal 20 dicembre 1917 all’14 gennaio 1918. Fra il 12-13 dicembre del 1917 e fino al febbraio del ’18 la Brigata Acqui si trova schierata davanti a Vidor, alle dipendenze della 65a divisione francese. Il comando loderà la Brigata per i notevoli lavori compiuti e la salda disciplina dimostrata in quei difficili giorni in cui il nemico tentava in ogni modo di superare il Piave.
Biagio Peretti è schierato proprio davanti a Vidor, a Covolo nei pressi di Villa Paccagnella. Oggi Villa Paccagnella, dei conti Dal Pozzo Larcher, versa purtroppo in uno stato di abbandono. Il complesso architettonico, in stile barocco-settecentesco, si presenta come un imponente edificio padronale che domina la vallata del Piave verso il Montello. Una vera oasi di verde poco distante dall’abitato di Covolo. La villa è posta all’interno di un grande parco ricco di piante secolari, disegnato in stile inglese e realizzato alla fine del 1800. Il grande corpo dominicale della villa è affiancato da una serie di edifici di servizio, tra i quali la barchessa, la scuderia e la serra; un’originale torretta ortogonale, adibita a uccelliera, si erge nel parco, mentre, prospiciente la strada di Via Guizzetta sorgeva l’Oratorio privato, ora in stato di totale abbandono. Negli anni ’70 l’edificio venne sottoposto ad un generale intervento di restauro, dagli affreschi agli stucchi del salone centrale, arricchito da un elegante ballatoio (foto tratte dal sito della pro loco di Covolo).
Cartolina di Covolo con presente Villa Paccagnella nei pressi del Piave. Foto storica ed attuale della torretta in stile neogotico presente all’ingresso. Vecchia cartolina con disegno della villa. Fotografia successiva al restauro do Villa Paccagnella.
Ecco dunque la narrazione di quei giorni scritta di proprio pugno dal soldato Peretti.
“20.[dicembre] – Ho mangiato, poi ho dormito, fino alle 17. Nuovo ordine di partenza, per la linea. Il fante mormora.
Nella notte attraversiamo quei lindi paeselli del Veneto, che la guerra ha uccisi. Le case con le ginestre buie e spalancate paiono teschi. Dove sono le belle e formose fanciulle che si affacciavano sui quei davanzali una volta fioriti, che si facevano baciare su questi viali ora infranti dal cannone? San Zenone, Cornuda, Masèr, e santi altri! Arriviamo in linea alle ore 22. La linea è stabilita sull’orlo del parco di una villa signorile, dove la sponda della Piave, ripida, ha un’altezza di una ventina di metri. La villa è del maggior Ugo Paccagnella, del
reggimento Genova Cavalleria. La villa ha un magnifico parco di pini enormi e secolari.
A me, che non ho mai visto la guerra, questo pare uno scherzo. Il muro di cinta della villa, è bucato da feritoie. Ai piedi corre un camminamento in cui vi sono i ricoveri che deve occupare la mia sezione. Al di là del muro corre la linea di resistenza, proprio sull’orlo della scarpata. La linea d’osservazione è una cinquantina di metri avanti, sul greto del fiume. Il mio predecessore mi dà le consegne, qualche consiglio pratico, ed una buona stretta di mano. Io, dopo messa a posto la sezione, trovo un cantuccio in una casetta blindata sul ciglio della sponda. C’è una rete metallica da letto e perfino un materasso di lana!
21.- Il tempo è coperto. Verso le 8, un velivolo tedesco che volava alto ha segnalato ai suoi l’animazione insolita nel parco e nella villa, in causa dei soldati nuovi del posto. Subito due colpi di medio calibro sono giunti: uno è caduto sul tetto della villa, svegliando ineducatamente l’ufficiale zappatore, l’altro ha scavato nel cortile un imbuto ammirabile per regolarità. L’avviso è stato sufficiente, ed il fante s’è squagliato subito.
Mentre lavoravo stanotte, ai camminamenti, mi è giunto l’abbaiare d’un cane dall’altra riva. Almeno lui non capisce niente, ho pensato!
22 – Pioggia e neve. Tranquillità. Lavoro notturno.
23. – Ho lasciato la casetta blindata, troppo fuori mano. Ho fatto pavimentare e finire un ricovero al centro della mia sezione, vi ho fatto portare un tavolino, una sedia, la rete metallica, una stufa: sono il meglio alloggiato in trincea. Verso le 13 un velivolo tedesco troppo curioso e stato colpito dal terzo sbrapuell di una batteria antiaerea, ed e andato a cadere in fiamme di là della Piave. A simile offesa l’artiglieria nemica si e messa nervosa a tormentare le nostre linee e le retrovie. La nostra ha risposto a cove altissima, e cecchino sé taciuto.
25 – Stamattina un ragazzo tedesco ha portato alle nostre prime linee un biglietto: “Italiani, se volete star tranquilli oggi dipende da voi”. Noi, che amiamo invece i nostri comodi, abbiamo cominciato un tiro di molestie sulle retrovie, fin verso le 9. Abbiamo pranzato insieme, con Strega di Benevento e vero Champagne di Reims. La sala da pranzo era addobbata da festoni di fino e da vasi di fogliami.
Verso mezzogiorno un aereoplano tedesco senza distintivi, sceso basso, ha lanciato qualche bomba sulle linee, senza profitto. A sera i tedeschi, evidentemente sborniati, si sono messi a bombardare in tutti i sensi con molto fracasso e poco danno.
26 – Giornata meravigliosa. Aria limpidissima e blu tepido. Calma relativa a terra. Per aria andare e venire di velivoli con relative cannonate a pioggia di bossoli e pallette. Due velivoli tedeschi sono caduti in fiamme verso il Montello. Alle 20 sono andato a requisire legname in un magazzino presso il ponte di Vidor, a Barche. 27 – Freddo polare. Il blu e´ di cattivo umore come me. Sono venti giorni che non ricevo posta. Combattimenti e bombardamenti aerei. Tiro a sbapuelles sulle nostre linee.
28- Mi sono alzato un po’ tardi ed ho trovato per terra una nevicata magnifica. Sono stato quasi tutto il giorno tappato nel mio tepido ricovero, salvo una partita a palle di neve coi colleghi. Piccoli lavori notturni. Cielo sereno e luna piena. Noi siamo in piena luce, mentre la riva opposta, sento greto, è nell’ombra scura, misteriosa. Giù sul ghiaione paiono serpi nere le trincee ed i camminamenti. Si distinguono persino i grovigli spinosi dei reticolati. Le vedette e le pattuglie spiccano sul candore uguale. Non un rumore. Solo verso il ponte di Vidor il nemico, evidentemente inquieto, sgrana a tratti il rosario dúna mitragliatrice. Sui monti, anch´essi candidi, irreali in questo chiarore lunare, si arrendono rapide le vampe successive dei cannoni, come le lucciole d´estate. A destra, dal Montello, gli inglesi scaricano regolarmente i loro grossi calibri sulle retrovie nemiche. Verso Bosco dei razzi a catena s´alzano e muoiono. Nell´aria ferma un roteare vertiginoso di eliche. Oggi verso le 14, mentre andavo dal mio comandante, una batteria certo annidata sulle pendici di Vidor tirava insistemente sul parco. Ho sentito, ad un punto, un sibilo … noioso. Mi son fermato pensando: “Son fritto”; ma non ho più udito nulla. Un piccolo fante faceva la stessa via, fischiettando colle mani in saccoccia, è sparito fra i pini con un salto. Ho chiesto perchè.
Il fante, appiccicato dietro ad un grosso pino, essendo praticissimo di simili affari, mi ha additato a pochi passi, in un folto una nube di vapore e non s’è mosso. Era una granatina da 105, giunta man non … arrivata.
29 – Cielo un po’ fosco, ma temperatura discreta. La neve si squaglia lentamente. Lavoro notturno. In alto si vedono le vampe degli shrapnells antiaerei. Dall’altra riva, lontano, s’elevano i soliti razzi a catena. Verso mezzanotte parecchi ta-pum mi disturbanoil lavoro ad intervalli. Era Katerinna che tirava ad una nostra pattuglia, ma con tanta precisione che le pallottole venivano a schiacciarsi sul muro della villa.
30.- Sereno. Freddo polare. Grande movimento di aerei. Nostra azione dimostrativa d’artiglieria, verso le 16. L’altra sponda è velata dal fumo delle esplosioni. Giù verso Bosco qualcosa brucia con enorme fumo e scoppi intermittenti. I tedeschi non rispondono. Certo non conviene. Verso le 19, lavoro notturno. Alle 1, a letto.
31.- Mi son alzato tardi. Faceva freddo e mi sono rintanato. Niente di nuovo. Alle 19, al lavoro. Viva la vita dei pipistrelli! Alle 2 a dormire.
Foto aerea e panoramica del fronte del Piave nella zona di Villa Paccagnella. La posizione della villa in una foto satellitare ai giorni nostri
Gennaio 1918
1.- Bellissima giornata, fredda e serena. Abbiamo fatto colazione allegramente in famiglia. Alle 19 al lavoro. Ho lavorato fino alle due, costruendo una piazzuola magnifica per la mia 2a arma
2.- Sereno e sole. Ho fatto colazione all’aperto, a dispetto del sole venticello frizzante e degli shrapnells di cecchino, più frizzanti ancora. Alle 20 esco di pattuglia col mio comandante. Per la prima volta, mi sono divertito abbastanza. Pare che cecco sia morto, poiché non ci ha degnati – eravamo quattro – nemmeno di una fucilata, quantunque illuminati in pieno da un riflettore nostro. Sul mio bastone, che ho immerso
nel fiume, l’acqua s’è gelata e forma un sottile strato cristallino. Sono quasi gelato anch’io, e vado a letto.
3.- Sempre sereno smagliante e freddo intenso. Nulla né di nuovo né di bello.
4.- Come sopra. Attività dell’artiglieria nostra.
5.- Anche oggi questo insolito inverno ha voluto regalarci una magnifica giornata. Il Montello oggi si è sfogato sulla riva sinistra coi suoi long Toms, perché, cecco aveva tirato a noi qualche colpo. È un castigo terribile. L’aria è nera, e si distinguono solo gli altri pini di terra sollevati dalle esplosioni. In venti minuti il fumo ha velato parecchi chilometri di fronte. Alla fine, cosa insolita, i tedeschi rispondono, coi grossi calibri, sulle prime linee britanniche, ma ormai Tommy dorme ed è quieto.
6.- Nuvolo. Fa freddo ed ha voglia di nevicare. Passeggiando ho scoperto presso la strada di Vidor, tra un fosso ed un filare d’alberi, un cimitero di guerra. Sono dodici o quattordici tumuli, i più d’ufficiali. Uniformi ed allineati come ad una parata. Una croce di legno, ed un nome scolpito rozzamente su di una tavoletta. Tutti così. Anche due aviatori tedeschi abbattuti dall’artiglieria nostra presso Montello, dormono lì. Un tenente ed un sergente, di Berlino e di Lipsia (potrebbe trattarsi dei due aviatori abbattuti sopra Onigo il 5 dicembre 1917 https://guerrasulfrontedelpiave.home.blog/2020/04/04/soldati-dimenticati-9/).Ho pensato al mio povero Enea che in una dolina del Carso ha il suo ultimo letto, simile a questi. Stasera devo lavorare per farmi delle nuove piazzuole più a sinistra. Manca tutto. Nè trincea, nè camminamenti. Non si può muovere un dito senza essere scorti dal nemico. Meno male che non spara.
7.- Mi sono alzato tardi. Verso le 16 ha cominciato a nevicare. Dopo la mensa è venuto un sottoufficiale d’artiglieria, francese, che voleva uscire di pattuglia con me. Gli ho offerto una sigaretta, il caffè ed un bastone, poi via. Sul greto c’era molta neve, ed al riflesso del nostro proiettore cecco ci doveva vedere benissimo. Eppure non una fucilata. Dopo un’ora un po’ abbondante siamo rientrati.
8- Malgrado, ed a dispetto del chiasso che han fatto oggi gli artiglieri tedeschi, ho dormito quasi tutto il giorno. Solito lavoro notturno.
9- L’11 sera avremo il cambio ed andremo a riposo. Non ho fatto nulla. Cecco ha tirato coll’artiglieria.
10.- Riposo. Ultimo giorno di linea. Dobbiamo partire domattina alle 4. Magnifica giornata. Non ho fatto che passeggiare, per portare con me la memoria di questi bei luoghi.
11.- Ho vegliato l’intera notte, fumando come una ciminiera. Il capitano che ha dato il cambio alla compagnia di fanteria con cui sono in linea, un divertentissimo uomo pieno d’una fiffa illimitata, ha allietato me ed i colleghi colle sue dimostrazioni di coraggio. Stamattina alle 4 – bellissima sorpresa – Argenzio è venuto a darmi il cambio colla sua sezione. Poi il nomade fante si è messo in cammino. Passiamo Cornuda,
ormai rovinata dal cannone, e pur sempre battuta a causa della strada. Poi Muliparte, dove ci siamo fermati. Cattivo alloggio in una cascina. In trincea stavo meglio. Alla mensa ho trovato Filippo Giavelli, antico amico di famiglia.
12 – Ho assistito ad un trattenimento franco – italiano.
13 – Ultimo giorno di fermata a Muliparte. Preparativi di partenza.
14 – Con un gaio sole primaverile, alle 11 partiamo per Pianiga presso Padova.”
Un’altra testimonianza che emerge dopo un secolo sui nostri paesi, sui fatti e sui personaggi che in quegli anni di sofferenza riuscirono a lasciare un ricordo che, spero, non siano dimenticati.