La Battaglia di Vittorio Veneto – Da Pederobba al Monte Cesen
Era un sabato anche quel 26 ottobre del 1918, e nelle prime ore serali aveva inizio la grande offensiva dell’esercito italiano, poi passata alla storia come la Battaglia di Vittorio Veneto.
Verso le 19, in località Molinetto di Pederobba, nel tratto di fronte occupato dalla 12 Armata italo-francese, nonostante la forte corrente del Piave, vennero traghettate sulla sponda sinistra due compagnie francesi del I battaglione del 107° reggimento di fanteria con il compito d’iniziare a costituire la prevista testa di ponte, oltre al trasporto di piccoli elementi per la costruzione di un ponte.
Poco dopo la 30a compagnia pontieri, sotto la guida del tenente Maestri, assieme a due compagnie di genieri francesi iniziarono il gittamento di due ponti di barche in località Molinetto, tra la stazione merci e quella viaggiatori. La larghezza da oltrepassare era di circa 50 metri, le acque del Piave erano ancora ingrossate per le recenti precipitazioni e la corrente si attestava sui 3-4 metri al secondo.
All’1,30 un ponte era concluso, mentre l’altro, più a sud, dopo la costruzione della quarta impalcatura a causa della forte corrente ruppe gli ancoraggi, e venne travolto dalla corrente. Al momento gli austro-ungarici non avevano ancora scorto il ponte di barche ultimato, e si poté iniziare il passaggio sull’altra sponda delle prime truppe. Subito iniziarono a portarsi sulla riva sinistra
il 107° reggimento di fanteria francese, seguito dai battaglioni
alpini Bassano e Verona, il colonnello Scandolara, comandante del 9° Gruppo alpini con le compagnie mitragliatrici 1771a e 1772a, due compagnie del 135° Campania del vicino XXVII Corpo d’armata.
Verso le ore 3 il passaggio di truppe fu scorto dai riflettori nemici, che iniziarono un intenso fuoco di artiglieria di tutti i calibri dalle alture circostanti, concentrandosi maggiormente sugli accessi al ponte. “Un primo colpo parte dal Barbaria, che segue un altro da S. Pietro in Barbozza e poi altri da Colbertaldo, il Barbaria di nuovo spara e con tutti i suoi mezzi, che devono essere molti, copre di granate e di scoppi tutta la nostra linea e il greto del Piave. Intorno alla passerella e al già quasi completo ponte di barche, si addensa un fuoco infernale. Una nube densa e bianchiccia sale dalla valle: uno schiantare assordante lacera
e distrugge ogni fatica; dalla riva saltano in aria barconi, carri, piante e uomini; dal fiume s’innalzano enormi colonne di acqua e di fumo e tra il fumo… ahimè… salta in aria ogni speranza nostra.
Fra il balenio della battaglia, nei brevi spazi non dominati dal fuoco, il ponte appare spezzato proprio dove il filone è più rapido e impetuoso… È stato colpito in pieno!… I due monconi sono vuoti e immobili. C›è qualche morto attaccato alle tavole, la corrente stacca altri puntoni e altre barche che filano alla deriva trasportando cadaveri, altri cadaveri appaiono e scompaiono tra i gorghi”. (Fabio Bargagli Petrucci – Bombardieri Dal Carso a Vittorio Veneto).
Il passaggio alle ore 7 venne ristabilito, ma poco dopo verso le 7:30 proiettili di grosso calibro colpiscono nuovamente il ponte distruggendolo quasi completamente. Le forze che avevano superato il Piave vennero così a trovarsi isolate sull’altra sponda.
(le varie informazioni sono tratte dal mio libro “La Battaglia di Vittorio Veneto. Da Pederobba a Monte Cesen le imprese degli alpini – Gaspari editore)




